domenica 19 gennaio 2014

Chi di spada ferisce di spada perisce

Ore 17:00-18:30 in casa nostra 

"Scusate, perché Alice piange?"
"Perché dice che la prendiamo in giro".
"Ed è vero?"
"Sì, ma noi scherziamo".
"Ho capito, ma forse in questo momento non vuole giocare con voi".
"Però anche lei può prenderci in giro".
"Sì, ma non le va e quindi bisogna sapersi fermare. Siete amici o no?"
"Sì".
"E allora se una amichetta vi dice basta, se un amico vi dice che non ha voglia più di giocare, se un adulto vi dice di fermarvi, voi ascoltate".
"Ma io non ho sentito".
"Tu ha sempre la risposta pronta. Imparate anche ad osservare le reazioni delle persone con cui state. Siete molto bravi a farlo con mamma e papà quando sono felici o quando sono tristi; in genere non ve ne sfugge una".
"Papà però..."
"Però è una questione di rispetto. Se chiedo pietà tu non è che infierisci fino ad ammazzarmi".
"Ma noi non abbiamo ucciso nessuno".
"E' un esempio per dire che se uno sta in una giornata storta, se uno è stanco, se uno si sente in difficoltà e ve lo dice pure voi vi fermate immediatamente. Ci siamo intesi?"
"Va bene, però abbiamo detto solo che lei è piccolina e si mette il pannolino".

Ore 20:00-22:30 fuori casa per una festa a sorpresa

"Scusate perché piangete, lo sapete che ad una certa ora si torna a casa".
"Ma non abbiamo giocato proprio".
"Come è possibile, se vi ho visto correre nel corridoio tutto il tempo come pazzi".
"Perché quella bambina non ci ha fatto entrare nella stanza dei giochi".
"Che significa non ho capito".
"Noi entravamo, però lei ci lanciava le cose e ci prendeva in giro".
"Ma quale bambina?"
"Quella grande grande e quella che sta in quarta elementare".
"E voi perché non le avete detto di smetterla".
"Ma glielo abbiamo detto, ma lei non si fermava".
"E chiamavate me o mamma".
"Papà, ma quella ci faceva i dispetti e diceva di non andare a dirlo a mamma".
"Siete veramente due baccalà...e quella una strega".
"Io ho detto che si faceva la cacca addosso però lei non si arrabbiava e continuava a dire le cose a noi".
"Se una è strega, è strega a papà e voi dovevate venire da noi senza farvi intimorire. Comunque chi di spada ferisce di spada perisce".
"E che significa?"
"Che la vostra amica Alice si è sentita nello stesso modo, vittima di una cosa a cui non sapeva porre rimedio e poiché quando vuole pure lei è streghetta vi ha lanciato una maledizione che vi ha colpito a distanza di qualche ora".
"Allora la prossima volta la chiamo strega che si mette il pannolino".

P.S. Cara mamma di Alice l'appellativo streghetta per tua figlia è in senso buono, noi vi vogliamo bene e quando volete venire a casa non ci sono problemi.
P.S. 2 Non sia mai si vendica la mamma della figlia streghetta. Non oso immaginare cosa ci possa accadere.

3 commenti:

concetta celotto ha detto...

Dato che immagini chissà quale vendetta, me ne astengo per compassione. E comunque meglio streghe che baccalà, come tu a ragion veduta (!)appelli i tuoi maschi....
Stando al tema, oggetto di discussione, noi grandi, che di sfottò ne abbiamo digeriti tanti nei lunghi anni della nostra vita, sappiamo che si tratta di una delle prime modalità di interazione tra i bambini, un mettere alla prova la proria forza e l'altrui debolezza. Insomma un giochino cattivo ma in fondo innocuo che aiuta a crescere e a farsi le ossa. Ma il punto è: come lo spiega, caro papà, ai nostri bambini?

Francesco Uccello ha detto...

Trarrò spunto per un post in merito che aiuti voi filosofi della periferia.

Anonimo ha detto...

concetta celotto è proprio idiota



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