mercoledì 7 maggio 2014

Lettera ai figli di Gomorra

Ho guardato la serie tv Gomorra.
Ho visto quelle scene girate tra le strade della periferia dove vivo, ho risentito tutti gli odori che da sempre annuso, ma soprattutto mi sono arrabbiato.
Io sono arrabbiato perché sono figlio di Gomorra.
Fare un film, una serie tv o un libro che parli di camorra non è una colpa né fango che si vuole gettare sulla città. 
La camorra, come quell'altra sua parente, è "una montagna di merda" e se ci sei vicino puzzi e se la tocchi ti sporchi.
Sono arrabbiato perché gli altri hanno visto cose vere ed ho paura che aumenti il pregiudizio. Ma io non penso che i Siciliani siano tutti mafiosi o che in tv si fa strada solo "se la dai". 
Io sono arrabbiato perché già li vedo i ragazzini scimmiottare i protagonisti della serie e fare il gesto della pistola che ti spara in testa solo per salutarti. Una volta c'era la stretta di mano.
Ma se quella ricchezza cafona, quel linguaggio aggressivo e quello stile di vita sul filo della morte sono le cose che risaltano agli occhi non è certo per la sceneggiatura di bravi autori di una casa di produzione: è la camorra che è così.
Per i film d'amore ci sono altri canali. Per questo è bello il telecomando, non ti devi neanche alzare come una volta.
Io sono arrabbiato perché per tutto il tempo ho pensato alle istituzioni.
Almeno una volta si facevano i proclami tipo: "Nel nostro programma prevediamo un'azione costante ed efficace per combattere la camorra". 
Certo un film o una canzone possono sensibilizzare, ma la lotta vera parte se accanto al cittadino ci sono le istituzioni. E io sono arrabbiato perché mi sento solo.
Solo come tutti quegli operatori sociali che fanno progetti di prevenzione, che sui territori si danno da fare da sempre. Tagliare un nastro, inaugurare un parco pubblico e dare qualche spicciolo ad una associazione di volontariato per fare un progetto estivo con i ragazzi dei quartieri disagiati non basta (direi quasi non serve). 
Quelli nel film tengono le armi, la droga, i soldi e gli infiltrati (nella politica si intende), mica si può provare a sconfiggerla mettendo un "fiore nel cannone"
Mi sembra l'episodio della finale di Coppa Italia a Roma.
Vuoi vedere che la colpa di tutto questo è di Genny la Carogna?
Scusate, ma i vertici della polizia, il prefetto oppure i dirigenti delle società sportive a cosa servono? 
E comunque la camorra sguazza nell'usanza tutta italiana di non trovare mai chi ha la responsabilità.
Per il fatto che esiste Gomorra certo la colpa è di Roberto Saviano o di Cattleya che ha prodotto la serie insieme con Fandango. 
Tanta indignazione la vorrei vedere sotto i palazzi delle istituzioni e non in ridicoli manifesti contro la serie tv.
Vedere le prime due puntate della serie mi ha fatto male, quello stesso male che avvertono alcuni ragazzini quando gli dicono che la madre è una zoccola. Quelli lo sanno che lo è veramente, ma non vuoi che nessuno te lo dica mai. 
Io sono arrabbiato perché sono un figlio di Napoli.

P.S. Caro Roberto Saviano,
hai un potere enorme che è quello di comunicare.
Credo che certe cose debbano essere raccontate e non taciute, ma visto che te lo puoi permettere prova a raccontare anche le cose belle di Napoli, non la pizza e la sfogliatella, ma di chi lavora con i ragazzi in difficoltà o degli imprenditori che non pagano il pizzo o degli onesti lavoratori che tutti i giorni prendono i mezzi pubblici o degli artisti che esportano il made in Naples. Mi raccomando però con gioia perché altrimenti i turisti qui non vengono e pensano che siamo solo dei "figli di puttana". 

3 commenti:

mammaspettacolare ha detto...

Non ho visto la serie, ho letto i commenti sui social e questo è quello che mi viene in mente di dire:

http://www.youtube.com/watch?v=Y5fOjTKGeMQ

Spero apprezzerai!
:)

Cinzia ha detto...

Caro francesco,

seguo quasi quotidianamente il tuo blog e se oggi fai un salto sul sito di Vanity Fair c'è un 'intervista proprio a Saviano che tanto ha smosso ma sembra che abbia agito poi da struzzo. Hai ragione ad insistere nel voler raccontare il buono che c'è a Napoli, ma con tutti i pregiudizi e le fettine sugli occhi che si tenta di mettere alla gente oramai è usanza comune credere che siete tutti della stessa pasta.
E te lo dice una terrona emigrata che ha messo su famiglia con un Napoletano del Quartiere di S. Lorenzo.
Un caro saluto
Cinzia

ilmiosuperpapa ha detto...

Gran bel POST!



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