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venerdì 7 marzo 2014

La vera festa della donna: un gioco di squadra

I giochi con i bambini, specie quando sono di squadra, sono il momento della verità.
Osservi il loro agonismo, la loro prontezza di riflessi e la capacità di collaborare con gli altri.
Capita però di vedere anche quanto sono imbroglioni o insolenti verso i compagni cosicché la loro natura viene fuori senza che tu fatichi a fargli domande. 

lunedì 16 dicembre 2013

10 motivi per cui i miei figli non mi stanno simpatici

I figli sono una benedizione disse qualcuno, da quel giorno la gente ci crede.
Anche io ci ho creduto, ma forse non avevo capito il senso di quelle parole.
Credo che ricevere una benedizione fosse usato nel senso ironico di essere percosso e oggi penso che ci siano dei giorni in cui sono i miei figli a benedirmi in quel senso.
La cacca mentre mangi, i continui lamenti e lo stress del matrimonio sono elementi comuni a tutti, ma io ho anche una mia lista personale di cose per cui i miei figli non mi stanno simpatici sempre.

domenica 24 novembre 2013

Secondo me è cambiata la stagione: 5 consigli per gli uomini

Ho fatto il cambio di stagione; nel senso che l'ho fatto proprio io in quanto maschio-papà.
Per un motivo o per un altro in questi anni di convivenza-matrimonio è stata sempre MPS a farlo, a volerlo fare, ad offrirsi insomma (a soffrirsi aggiunge lei dall'altra stanza).
Quest'anno, complice un cazziatone per questioni casalinghe (perché per il resto sono perfetto), ho pensato che avrei potuto provarci e così leggendo un vecchio post su come fare ho iniziato.
Fonte: Pianeta Donna
La conditio sine qua non è stata l'assenza di MPS dalle mura domestiche per commissioni varie del sabato mattina. 
1° CONSIGLIO DA UOMO A UOMO: Non provare mai a fare il cambio di stagione o faccende domestiche con la propria compagna presente in casa. Sarebbe un suicidio.

venerdì 19 luglio 2013

Per crescere un bambino ci vuole una tribù

Per crescere un bambino ci vuole una intera tribù dicevano gli indiani, ma a me la tribù mi sta rovinando perché io ce la metto tutta, ma poi loro mostrano il peggio e finisce che i miei figli guardano gli esempi sbagliati.
L'altro giorno un uomo ha offeso una donna e il capo della tribù ha detto:
"No, no, non si fa, monello. Sei stato un po' cafone e ti devi scusare".
E quello ha risposto: "Va bene scusa, ma non è colpa mia se tu sei brutta e somigli a una scimmia. Va bé scusa".
A casa mia quando c'è una offesa grave io faccio il pazzo e mi aspettavo una reazione del genere: "La legge della tribù non ammette tale comportamento e per tanto visto che sei un cafone, ignorante e pure scostumato allora non puoi stare con noi e se non te ne vai tu spontaneamente ti faccio buttare fuori a calci dalla tua tenda".
La paura mia è che se ora faccio una cazziata ai miei figli quelli dicono che però sto esagerando perché il capo tribù non l'ha fatta così grave.

Ieri poi sono venuti degli uomini della tribù vicina e hanno chiesto al nostro capo:
"Scusate, ma perché dei vostri uomini sono andati a caccia nel nostro territorio senza neanche chiedere il permesso e in un periodo che prevede il divieto?"
"Ma verameeente? Io non sapevo niente".
Ma che figura di merda.
Se a casa mia venisse qualcuno a dirmi che DA1 e DA2 hanno organizzato qualcosa a mia insaputa e che ne sono pure il protagonista mi farebbe parecchio incazzare.
Non si può non sapere cosa accade dentro casa propria, ma se qualcuno legittima questo comportamento allora comincio ad avere paura.

Oggi poi è venuto un uomo da una tribù lontana e alcuni saggi anziani non lo hanno voluto fare entrare. 
"E' sporco e ci porta le malattie", qualcun altro invece gridava: "Tiene la pelle diversa dalla nostra per cui è un essere immondo", e altri ancora dicevano: "Ci ruberà le mogli per le sue prestazioni".
Se io fossi stato il capo tribù li avrei cacciati a calci nel culo perché quando ci siamo insediati in queste terre non è stato facile e avremmo voluto che qualcuno ci accogliesse e ci aprisse la sua tenda. 
Io e mia moglie proviamo ad essere sempre ospitali, ad accogliere chi è in difficoltà, facendo attenzione a chi ci vuole fregare. 
Sarà per questo che non sono capo tribù.

A me però la tribù mi serve perché non sempre riesco ad avere tutto sotto controllo. 
Mi serve quella cosa che succede quando abiti in un posto piccolo dove tutti si conoscono e ti senti tranquillo anche se i tuoi figli sono per strada perché sai che c'è sempre qualcuno che gli da un occhio o che li rimprovera se fanno qualcosa di male. 
Se comincia ad accadere che tutti se ne fregano o se si lascia impunita l'inosservanza di una regola accade che pure nella mia famiglia cominciano i problemi.
Mica li posso tenere sempre chiusi nella tenda?



martedì 2 aprile 2013

Il gioco del biliardino

"Vai, tira, attento però".
"Adesso vi faccio un goal che neanche lo vedete".
"Noi ti battiamo".
"Sono troppo forte non ce la potete fare.
"Papà, ma noi siamo in due e vinciamo".
"Guardate vi batto pure a occhi chiusi".
"E io faccio goal".
"Attenti arriva missile terra aria direttamente in porta".
"Waaaa, ma non vale".
"Waaa a papà vale e come!"

Ieri, giorno di Pasquetta, è arrivata una sorpresa tanto desiderata (da me sicuramente).
Zio Peppe e zia Chiara (due nomi a caso, ma anche no) hanno regalato a DA1 e DA2 un vero gioco da maschi: il biliardino, ma non quello di plastica per i piccoli, uno proprio vero, grande e di legno massiccio.
Logicamente era smontato. Zio Peppe non è che fosse più ingegnere di me nonostante la sua laurea in Matematica e così per costruirlo abbiamo impiegato più di tre ore. Porto ancora i segni. 
Alla fine nel nostro salone abbiamo piazzato questo bel oggetto d'arredamento che sarà un ulteriore attrazione per tanti amici, grandi e piccoli.
Sto pensando che forse è il caso di mettere pure i gettoni così ammortizziamo qualche spesa.

"Papà, ma lui non sa giocare".
"E manco tu tanto bene".
"Io però sono più forte di lui".
"E per questo andate insieme contro di me, ma vi dovete allenare tanto".
"Io sono già allenato".
"Ma quando mai, adesso lo abbiamo avuto. Come hai fatto ad allenarti?"
"Io ho giocato tutte le volte che sono venuto a lavoro con te".
"Hai ragione però per battermi ce ne vuole ancora. Papà sono 15 anni che gioca con i suoi ragazzi...anzi no sono 15 anni che per lavoro gioca con i suoi ragazzi".
"E daiii peròòòò".
"GOOOOOOOOOL".

Grida, danze inventate per l'occasione ad ogni goal, qualche capriccio e pure le lacrime per una sconfitta. Il biliardino sarà il terreno su cui da qui a qualche tempo ci confronteremo per imparare alcune regole del gioco e della vita.
Adesso siamo ancora nella fase iniziale:
Non si picchia il compagno se non segna
Non si litiga per chi butta la palla al centro
Non si imbroglia con i punti
Non si piange se si perde...e soprattutto moderazione nel linguaggio altrimenti sembra proprio il circoletto. (Dicesi circoletto il classico luogo di ritrovo di strada dove adulti e ragazzi giocano a biliardino, a biliardo e a carte fumando come i turchi e bevendo birra...per non parlare di quando finisce in rissa)

P.S. Nella foto i cerotti sono la testimonianza dei postumi da cacciavite o pensavate a quel gioco che gli adolescenti fanno da soli?

giovedì 28 marzo 2013

Imbroglio e Imbroglioni


“Uffiii ma quello imbroglia sempre quando giochiaaaamo”.
“Allora non giocare insieme con tuo fratello”.
“Ma lui non deve imbrogliaaaare”.
“Lo so a papà, ma che ci vuoi fare. Alcuni imbrogliano pur sapendo che è una cosa che non si fa”.
“Grrr, ma io non imbroooglio”.
“Dai non piangere, non ti arrabbiare. Lo so che questa cosa non ti piace, però trova una soluzione”.
“Allora imbroglio pure ioooo”.
“Eh no. Che fai, tu ti comporti bene e per stare al passo con gli altri che si comportano male pure tu fai lo stesso?”
“Così vinco pure ioooo”.
“Partiamo dal fatto che se vuoi imbrogliare un imbroglione non è che ci riuscirai facilmente”. (ogni riferimento a personaggi politici sulla scena negli ultimi venti anni è puramente casuale)
“E come devo faaaare”.
“Gli spieghiamo che è bello vincere senza fare imbrogli, che quando uno vince puntando solo sulle sue forze la soddisfazione è maggiore, che una vittoria onesta è accettata anche dagli avversari senza problemi, che le regole del gioco sono fatte per essere osservate altrimenti che le hanno messe a fare, che quelli che imbrogliano sono antipatici, cagasotto e Babbo Natale non gli porta neanche i regali”.
“Vaaa beeene”.
“Però non venire più da me a lamentarti. Incontrerai un sacco di imbroglioni e quindi cerca di trovare una soluzione. Pure papà quando era piccolo come te si dispiaceva molto per queste cose”.
“E poi come hai fatto?”
“Quelli che ho incontrato li ho convinti tutti che non si fa. Non si fa, fa, non si fa. NON-SI- FA”.  (Bugia a fin di bene)

La questione è che DA1 si arrabbia col fratello DA2 facendo una litania, un lamento insopportabile. Trascina e allunga le finali delle parole producendo un suono fastidioso ad ogni orecchio umano che quasi mi viene da dire: “Tuo fratello fa bene a imbrogliare perché sei un lamentoso”. E mamma mia!

La vera risposta all’ultima domanda purtroppo è che Continuo a dispiacermi.

martedì 8 gennaio 2013

Mo te lo spiego a papà che cos'è un divieto

"Ma non lo vedi il divieto d'accesso?"
"Papà perché hai detto così a quel signore in macchina?"
"Perché guidava controsenso".
"Che significa"
"Che è passato con la macchina dove c'era il divieto".
"E non poteva passare?"
"No. Il divieto significa che una cosa non si può fare mai".
"E perché quel signore è passato?"
"Perché andava di fretta".
"Allora pure noi quando la mattina andiamo di fretta per andare a scuola possiamo passare nel divieto?"
"Assolutamente no. Il divieto non è un consiglio tipo non dovresti passare di qui, però se proprio non ce la fai allora passa pure".
"Perché il divieto parla?"
"Proprio no. Anzi il divieto sta lì fermo e muto perché non c'è proprio niente da dire".
"Allora quel signore non ci vede bene?"
"Ci vede e ci sente benissimo tant'è che parlava pure al cellulare con una mano".
"Perché non si può parlare?"
"No, è un altro divieto. Si può parlare al cellulare in macchina solo se hai gli auricolari".
"Allora quel signore è proprio cattivo".
"Questo forse no, ma è uno di quelli che pensano che ci sono divieti importanti e divieti meno importanti".
"Io, papà, se vedo un divieto mi fermo".
"Per strada sicuramente, però se io o la mamma ti diamo un divieto tu fai proprio come quel signore".
"Ma quando maaaai. A casa mica ci sono i cartelli stradali?"
"Eh già, adesso piazziamo la segnaletica in ogni stanza e poi io e la mamma passiamo a fare le multe come i vigili".
"Papà, ma tu non puoi fare la multa a quel signore?"
"E mica sono un vigile io?"
"Però quello è passato col divieto".
"Si, ma solo i vigili possono fargli la multa perché il loro lavoro è proprio quello di controllare che tutti rispettino le regole".
"E se il vigile non lo vede?"
"Pazienza. Mica c'è un vigile per ognuno di noi?"
"Io però voglio il vigile mio".
"Facciamo così, da oggi in poi sono io il tuo vigile, va bene?"
"No perché poi tu mi fai sempre la multa".
"Tu rispetta tutti i divieti ed osserva tutte le regole e vedrai che non avrai mai una multa".
"Papà ma tu hai mai avuto una multa?"
"Si".
"Sei passato col divieto?"
"No, sono tornato a casa, senza avvisare, due ore più tardi di quanto mi aveva detto il nonno".
"Waaa il nonno è proprio il capo di tutti i vigili".

venerdì 19 ottobre 2012

Mo te lo spiego a papà la questione dello scontrino e delle tasse

"Papà, ma a che serve quel foglio che ti ha dato il signore del bar?"
"Quello è lo scontrino".
"Ma lo scontrino non è quello che fanno le macchine?"
"Si anche, ma questo è un riscontro".
"Booooo".

Fonte: Web
"Ogni volta che qualcuno mi vende una cosa deve dimostrare che ha avuto dei soldi da me, mentre io con questo foglietto posso dire che li ho spesi".
"Papà, ma allora non è uno scontro".
"Proprio no anche se spesso può capitare che qualcuno non te lo voglia dare e allora un po' di scontro lo devi fare".
"E perché non te lo vogliono dare?"
"Perché più scontrini fai più significa che hai guadagnato e più tasse paghi. E uno non ci tiene proprio a pagare tante tasse".

"E che sono le tasse?"
"Sono il nostro contributo per far funzionare le cose".
"Ma se non funziona una cosa l'aggiusta il nonno".

"Si, ma il nonno mica può aggiustare le strade o curare i malati in ospedale o insegnare a scuola dei piccoli? Ci vogliono i soldi per pagare pure altre persone perché il nonno non ce la fa a far funzionare tutto".
"Lo aiuto io".
"Si, pure tu puoi aiutare a far funzionare le cose".
"E che devo fare?"
"Devi andare a scuola e rispettare le regole e le persone".
"E tu che fai invece?"
"Quello che fai tu, solo che in più io pago le tasse perché lavoro".
"E paghi un sacco di soldi?"

"Si, molti".
"E non le pagare tutte queste tasse perché poi non puoi comprare i giochi a me".
"Ma se non le pago tu non puoi andare neanche su quelli che ci sono al parco perché non si possono costruire".
"Allora paga papà. Però quelli che non pagano io non li faccio andare".
"Hai ragione, è una bella idea quella della ludo-finanza pure agli scivoli".

lunedì 6 agosto 2012

Mo te lo spiego a papà le cose da evitare in Vacanza


Siamo partiti finalmente per le vacanze anche se a dire il vero mi è sembrato un trasloco ed il viaggio, con i bambini in macchina, una cosa tipo pellegrinaggio.

“Papà, ma la luna ci ha seguiti?”“No, la luna è talmente grande che la vediamo anche se non stiamo a casa”.“Ma guarda, si muove. E’ il vento che la spinge?”“No, siamo noi che ci muoviamo e sembra che si stia muovendo”.“E perché di notte è bianca?”“Amore abbiamo fatto tante ore di viaggio e sono stanco e pure la luna è stanca. Facciamo che domani te lo spiego”.

Il primo giorno è sempre il più difficile perché c’è l’ambientamento, l’eccitazione e la stanchezza per cui DA1 e DA2 danno sempre il massimo in queste circostanze.E’ stato necessario ridefinire alcune regole perché anche la vacanza, per quanto momento di libertà, non consente troppi lassismi con due tipi come i DA-fratelli.

“Quando si parla non si grida perché gli alberi e la natura qui ci sentono bene e altrimenti si spaventano”.“Papà, ma ci sono degli alberi alti alti e se uno non grida quelli non ci sentono”.

“Con i nuovi amichetti si gioca senza litigare e si prestano anche i giocattoli”.“Si papà, io li voglio i giochi di Elio il mio amico”.

“Quando si torna dal mare gli occhialini si tolgono perché non si pranza come se fossimo ai blocchi di partenza”.“Però quando vedo le gare delle mmm…Limpiadi li voglio tenere”.

“Se si gioca a bocce sulla spiaggia non si lanciano verso gli amichetti per richiamare l’attenzione”.“Papà, ma quello ha tirato prima di me e perciò io glielo ho tirata addosso”.

Non si gioca con l’alveare che abbiamo in giardino perché è pericoloso e le api potrebbero innervosirsi e pungervi”.“Ma quella stava a terra e non si muoveva”.

“Tutti i giorni andiamo a mare, tutti i giorni mangiamo il gelato, tutti i giorni giochiamo ad Asso piglia tutto per cui una cosa non la si chiede cento volte al minuto”.“Papà, maaaaa….?”“Ma non si fanno tante domande perché anche noi saremmo in Vacanza, grazie”.

P.S. Per una Vacanza migliore aggiungi, nei commenti, una cosa da evitare perché sono sicuro che ce ne sono ancora altre a cui non ho pensato.


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