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venerdì 28 marzo 2014

5 modi di usare le mani

"Papà, ci spieghi un'altra parte del corpo umano dei bambini?"
"Si dice solo corpo umano".
"Perché non c'è il corpo umano dei bambini e quello dei grandi?"
"Ma è uguale, ha sempre una testa, due mani, due piedi".
"Però le tue sono più grandi".
"Certo, io sono più grande".
"Ma se uno non lo dice, non sa se il corpo è quello dei piccoli o dei grandi".
"Va bé, allora oggi parliamo delle MANI dei bambini.

mercoledì 6 marzo 2013

La sorpresa nel pacco ovvero il libro di Mo te lo spiego a papà

"Papà, ma che cosa c'è in questo pacco?"
"Apri, apri, apri, apri".
"Ho capito, adesso vediamo".
"Ma chi ce lo manda questo pacco?"
"Arriva da Milano e secondo me c'è una cosa che aspettavo".
"Waaa papà un pacco per te".
"Waaa sì lo stavo proprio aspettando".
"Apri, apri, apri, apri, apri..."
"Allora apro?"
"Daiiiiiii".
"Coltello".
"Ecco".
"Forbice".
"Io. Ecco".
"O mamma, mi sento male".
"Papà, ma cosa c'è?"
"Guarda c'è il libro che ho scritto io".
"E come si chiama?"
"Mo te lo spiego a papà".
"Waaa papà, ma li hai scritti tutti tu?"
"Bello di papà, sono tutti uguali. Io ne ho scritto uno e poi hanno stampato tutti gli altri".
"Come le fotocopie?"
"Beh, speriamo che nessuno decida di farle".
"Bellissimo papà, ma come hai fatto in questo libro così grande a non fare nessun errore?"
"Mi hanno aiutato perché le cose belle non si fanno mai da soli, proprio come voi".
"E ce lo leggi?"
"Ma è un libro per i grandi dove si raccontano un sacco di cose emozionanti e divertenti. E poi alla fine c'è pure una storia d'amore".
"Ma parla di noi?"
"Si".
"Leggi dai, io voglio sentire quando parla di me".
"Pure a me, pure a me, pure a me".

A me invece è scesa una lacrima...di gioia.


P.S. Dal 14 Marzo in libreria

domenica 20 gennaio 2013

Mo te lo spiego a papà lo stretching della testa

"Ecco ti ho trovato quell'aereo che cercavi".
"Papà, ma manca una luce".
"Si lo so, ma non fa niente perché in tutto questo tempo si sarà persa".
"Ma io lo voglio con la luce".
"Ho capito bello di papà, ma ti ricordo che erano giorni che cercavi questo aereo ed io con una santa pazienza te l'ho ritrovato".
"Però lo dovevi trovare con la luce rossa".
"Guarda che non è che papà l'ha tolta per farti un dispetto. La luce proprio non c'è".
"E come faccio a giocare senza la luce".
"Vuoi vedere che di tante cose importanti che ha questo aereo, quella di cui non si può fare a meno è proprio questa piccola lucina rossa?"
"Si perché io lo volevo tutto intero".
"Amore mio può capitare che una cosa non sia perfetta come vogliamo. Se uno veramente vuole giocare con l'aereo lo accetta pure senza una luce rossa".
"Uffa, ma ioooo..."
"E dai a papà, un po' di elasticità".
"Papà, ma cosa è eesticità".
"E' una cosa difficile pure da pronunciare".

"E-LA-STI-CI-TA'"
"Bravissimo. Hai visto che ci sei riuscito? Comunque essere elastici è una capacità che hanno le persone di adattarsi per un momento alla situazione particolare, all'imprevisto".
"Papà, ma io non lo voglio così quell'aereo".
"Non ti chiedo di accettare sempre aerei rotti o con pezzi mancanti, ma in questo momento puoi giocarci lo stesso. Vale la pena essere elastici per un po'. Non ti chiedo di esserlo sempre perché dovrai chiedere e pretendere il meglio da ogni cosa, ma è in ogni caso un esercizio che fa bene ai muscoli del cervello".
"Aaaaa come quando facciamo gli esercizi a terra con le gambe?"
"Si, bravo, gli esercizi di stretching".
"Ma io mi faccio male a fare quelle cose con le gambe".
"Le prime volte è un po' doloroso, ma poi ne trovi grande giovamento e ti senti proprio come un elastico capace di allungarsi, piegarsi e arrotolarsi".
"Vaaaa beeeene".
"Ma che stai facendo con la testa a terra ora?"
"Papà è lo stretching della testa".
"Hai ragione, è colpa mia. Magari servisse questo per essere meno rigidi".

lunedì 29 ottobre 2012

Mo te lo spiego a papà se gli animali parlano



Ognuno faccia le sue considerazioni su questo dialogo avvenuto in macchina tra me, DA1 e DA2.

“Si, pallano”.
“No, gli animali non parlano”.
“Siii, scemo”.
“No, non parlano, è per finta”.
“Siiii, e allora perché hanno la bocca?”
“Per fare i versi”.
“No, pallano”.
“Ho detto no gli animali non parlano”.
“Siiii, scemo. E come fanno a dire le cose?”
“Te l’ho già dettooooo, fanno i versi”.
“Io ho sentito che pallano”.
“E’ per fintaaaa”.

“Papà, ma è vero che gli animali pallano?”
“BAU, BAU, BAU”.
“Papààà e daiiiiii”.
“Si, parlano e fanno i versi”.
“Nooooooo, pallano solo”.
“Ma papà non è vero”.
“Hai ragione però lascialo stare perché a tuo fratello piace pensare che gli animali parlino”.
“Uffaaa papà però quando una cosa è vera non si può dire una bugia”.
“Si, però si può usare pure la fantasia”.
“Ma lui non capisce”.
“Siiii, scemo, scemo”.
“Papà fallo finire”.
“BAU BAU, finitela, BAU”.
“E daiiii papà”.
“Facciamo che uno la pensa come vuole che dite?”
“Si, i cani pallano”.
“No è una bugia”.
“Ma tu lo sai quando un cane ha fame come fa? E quando vuole che tu gli faccia le coccole? E quando si fa male? E quando vuole attirare la tua attenzione, lo sai come fa?”
“Si, papà io lo so”.
“Quindi se tu li capisci significa che un po’ parlano”.
“Però fanno i versi”.
“Ma perché tu non fai sempre mmmmmm, mmmmm quando ti lamenti o quando ti arrabbi?”
“BAU BAU BAU”.
“Hai visto, scemo”.

P.S. Anche S. Francesco d’Assisi parlava con gli animali per cui non fate troppo gli spiritosi sulle convinzioni di DA2 che è probabile anche che abbiate torto. L’unica certezza è però che lui proprio santo non sia, al massimo Fanta Sia.

venerdì 5 ottobre 2012

Mo te lo spiego a papà la pubblicità


“Aspetta, aspetta non girare voglio vedere qui”.
“Ma non sono i cattoni”.
“Lo so, ma io voglio vedere”.
“E’ la pubbicità”.
“Lasciaaaaaa”.
“Uffaaaaaa”.
“Smettetela altrimenti spengo la tv”.
“Papà, ma io voglio vedere la pubblicità”.
“Va bene, ma appena è finita si cambia canale”.

“Ma la pubblicità dice sempre la verità?”
“Non sempre”.
“Allora quell' aereo non vola?”
“No perché è fatto da piccole costruzioni e non ha un vero motore”.
“Ma io ho visto che vola”.
“Ho capito, ma mica quando ti metti l’orologio di Ben10 ti trasformi veramente?”
“Si guarda. Ultraaaa Geeeloooneeee”.
“Ho visto, ma quando si gioca possiamo diventare quello che vogliamo. E’ la regola del facciamo finta”.

“Papà, la pubblicità dice le bugie?”
“A volte si, bugie di quelle che ti cresce il naso lungo lungo come Pinocchio. Ti fanno credere che senza una cosa non puoi vivere ed essere felice”.
“Però io ho visto un bambino che ce l’aveva quell’aereo che vola”.
“Lo so, ma non possiamo comprare tutto quello che vediamo. E poi quell’aereo vola solo se ce l’hai tra le mani, mica davvero?”
“Io voglio solo i giochi che dicono la verità”.
“Io voglio solo giochi che rispettano chi li produce e chi li acquista”.
“Papà però io vorrei proprio quell’aereo dei Lego”.
“E pure io Lego”.
“E io invece volo viaaaaaa”.
“Papà, ma mica tu voli?”
“Red-Bull ti mette le aaaaliiii”.
“Ma è per finta, è la pubblicitààà”.
“Hai ragione mannaggiaaaa” CRASH “Ahioooo”.


P.S. Consiglio la lettura del libro Lire 26.900 di Frédéric Beigbeder 

lunedì 1 ottobre 2012

Mo te lo spiego a papà la festa dei nonni


“Bambini è la festa dei nonni lo sapete?”
“Evvivaaaaa, festaaaaaaaa”.
“No, no nessuna festa”.
“E perché?”
“Perché altrimenti non è più festa”.
“E compriamo il regalo?”
“No, non compriamo niente, ma gli scriviamo una bella letterina che dite?”
“Si, si e io faccio un disegno”.
Fonte: Web
“Mi sembra una buona idea”.
“E pure io!”
“Ma che gli vogliamo scrivere nella letterina”.
“Papà, scrivi che io mi diverto tanto col nonno perché mi fa sempre costruire un sacco di cose”.
“E pure io divetto”.
“E’ vero col nonno fate proprio un sacco di cose interessanti”.
“Io mi ricordo quando tenevo il martello e poi sul legno inchiodavo”.
“Una cosa sicura vedo”.
“E pure io mantenevo la luce a nonno quando aggiustava ieri”.
“Scusate, ma la nonna?”
“La nonna cucina e ci fa vedere le letterine”.
“Ma allora è proprio brava questa nonna”.
“A me mi piace la pasta e fagioli”.
“E pure io mi piace la pasta con la salsa” (da noi si dice salsa ma si intende il sugo di pomodoro)
“Allora la nonna cucina proprio bene”.
“E io mangio pure da solo”.
“Bene. E perché la sera poi quando ceniamo insieme non mangiate da soli?”
“Perchééééé tu….”
“Ho capito lasciamo stare. Ma qualcuno vuole vivere a casa dei nonni?”
“Io no però voglio andare domani”.
“Meno male perché volente o nolente ci dovevi andare”.
“E pure io voglio andare dai nonni”.
“E pure tu ci vai”.
“Papà, ma perché Luca se ne va col pulmino e non viene il nonno a prenderlo a scuola?”
“Mica tutti sono fortunati come voi che hanno i nonni che preferiscono trascorrere la loro pensione a prendersi cura dei nipoti”. (Mi sa che questa cosa non la scrivo nella lettera)
“Papà, ma scrivi pure che li voglio tanto bene”.
“E pure io”.
“Allora scrivo”.
Caro Nonno e Nonna…

P.S. A casa nostra la nonna cucina e il nonno aggiusta, ma nel mondo ci sono altri nonni che fanno tante altre cose belle. Grazie a tutti loro

martedì 25 settembre 2012

Mo te lo spiego a papà il bello di una scusa


“Mi dispiace, ma proprio oggi ho appuntamento con il pediatra per una visita a mio figlio”.

“Che peccato a saperlo prima sarei venuto volentieri, ma ho una riunione a scuola dei bambini e non posso saltarla”.

“Oggi no, devo stare con i miei figli perché i nonni non possono tenerli e non so a chi lasciarli. Facciamo la settimana prossima”.

Non c’è cosa più bella della scusa di avere dei bambini per rifiutare un invito o rimandare un appuntamento non gradito.
E’ una soddisfazione doppia perché non solo ti defili da una cosa che proprio non ti va di fare, ma poi ti senti pure un genitore premuroso che ha rinunciato ad un impegno importante in nome dell’amore filiale.

A volte proprio non ti va di andare a casa dei parenti o a cena da amici con i figli antipatici allora che cosa c’è di meglio che una bella febbre ora che è cominciata la scuola. E’ risaputo che nel periodo iniziale i bambini sono spesso vittime dei batteri-docet (batteri portati dalle insegnanti per diminuire così il numero dei frequentanti e stare un po’ più tranquille) per cui nessuno ti dirà mai che te lo sei inventato.

In questa fase consiglio di tenere un balla-registro per evitare che una scusa possa essere utilizzata più di due volte con la stessa persona che altrimenti potrebbe insospettirsi. Il balla-registro è una ottima invenzione perché è un promemoria utile che non ti lascia mai senza parole. Sto pensando di brevettare una App (APP-erò), collegata alla rubrica dei contatti, dove trovi oltre alle cose standard tipo Invia Messaggio anche Suggerisci Balla.  Secondo me funziona.

“Papà, ma non andiamo più a casa di Mimmo?”
“Io boglio andare a giocare con Riccardo”.
“Bambini, Mimmo ha telefonato proprio ora e non possiamo andare più perché Riccardo è rimasto a dormire a casa della fidanzata".
Ma il figlio di Mimmo non ha quasi 4 anni? Mi informo.
Secondo me non ha aggiornato l’App e in ogni caso chi di balla ferisce di balla perisce.

venerdì 21 settembre 2012

Mo te lo newso a papà


“Ciao amore come è andata oggi?”

“Bene però la maestra è venuta a scuola con una maschera di maiale e vestita con la toga”

“Domani andrà meglio vedrai”.

“Papà, ma domani cosa è successo?”
Fonte: Web

“E’ successo che la parola rubare è diventata uguale a distribuire”. (cit. Fiorito- PDL)

“E tu sei dispiaciuto?”

“Quando uno mi considera un cretino si”.

“Ma perché lo fa?”

“Perché è corrotto, senza valori e cultura che possano sostenere la sua integrità”.

“Ma poi non lo fa più vero?”

“Dipende da quanto è rotto dentro”.

“Ma si è dispiaciuto un poco?”

“Che l’hanno scoperto si perché adesso non può più continuare a fare quello che faceva prima. Quando uno è dispiaciuto magari si dimette, scompare, e si pente veramente, ma non quelle cose che si rinchiude in un monastero e poi lo fa sapere a tutti”.

“E ora che succede?”

“Che comincia lo scarica barile”.

“Che cosa è?”

“E’ un gioco in cui lui da la colpa a lei, lei da la colpa a quegli altri, quelli accusano quelli che c’erano prima e questi se la prendono con quelli che verranno dopo”.

“La soluzione qual è allora?”

“Mi piacerebbe che quelli giudicati colpevoli, in tempi brevi si intende, andassero nelle case di alcuni di quegli italiani che sono in cassa integrazione o licenziati dopo vent’anni di lavoro a distribuire quello che hanno preso”.

“Papà è vero che quando io divento grande queste cose non succedono?”

“Domani sarà migliore vedrai”.


lunedì 27 agosto 2012

Mo te lo spiego a papà perché Alessia è in vacanza sola col papà


“Papà ma Alessia non ce l’ha la mamma?”
“Si certo che ce l’ha”.
“E perché qui a mare non c’è?”
“Perché sono separati e Alessia è qui in vacanza sola col papà”.
“Ma lei ha detto che vuole vedere la mamma”.
“E’ normale che le manchi. Tu quando la mamma è mancata per una settimana per lavoro non eri dispiaciuto?”
“E gliela possiamo far vedere?”
“Ora Alessia è in vacanza col suo papà e appena torna a casa vedrà la mamma”.
“Ma non possono stare insieme?”.
“Amore mio i genitori di Alessia non vivono più insieme perché non andavano d’accordo, ma la mamma e il papà la vogliono bene tantissimo”.
“Allora pure io non voglio vivere con mio fratello perché litighiamo sempre”.
“E dove vai a vivere?”
“Lui va dai nonni”.
“Hai capito! Guarda che pure io e la mamma litighiamo, ma non significa che ci dobbiamo separare”.

“Papà, ma quando ci sgridi e ti arrabbi non vuoi vivere più con noi?”
“Ma noooo. Vi amo tantissimo e vi voglio bene pure quando fate i monelli”.
“E pure quando ti arrabbi con la mamma?”
“Si, io vi amo sempre proprio come i genitori di Alessia le vogliono bene anche quando non stanno insieme con lei”.
“Ma una mamma e un papà quando si separano?”
“Quando non si amano più”.
“E allora perché si sono sposati?”
“Succedono tante cose, a volte si cambia, non si perdona, si finisce per non parlare più, si è intolleranti e non ci si ama più come prima. Pure i grandi fanno degli errori”.
“Io non voglio diventare grande”.
“Tutti lo diventiamo…sperando che le nostre scelte non facciano mai soffrire chi le subisce specie se è un bambino”.
“Allora qualche volta andiamo in vacanza solo io e te?”


P.S. Il mio amico Marco è attento e premuroso al mare. Alessia mangia tre volte al giorno, gioca con tutti i bambini della sua età e regolarmente le vengono asciugati i capelli quando fa lo shampoo…anche se è solo un papà!

domenica 19 agosto 2012

Mo te lo spiego a papà i segreti dell'estate


“Più tardi andiamo in spiaggia a vedere le stelle cadenti”.
“Siiiii, evviva, le stelle cadentiiiiii”.
“Si, ma senza urlare altrimenti si spaventano e non cadono più”.
“Papà, ma perché cadono?”
“Cadono affinché noi possiamo esprimere un desiderio segreto”.
“Pure io voglio fare il desiderio segreto”.
“Va bene. Tu pensa una cosa che vorresti accadesse e non la dire a nessuno, poi stasera andiamo in spiaggia e alziamo la testa per vedere le stelle. Appena ne vedi una che sta cadendo esprimi quel desiderio e così si avvererà”.
“Wààà bellissimo. Papà, ma che cosa è un segreto?”

“Il segreto è una cosa che non si vede, una cosa nascosta”.
“Indovina dove ho messo il tuo orologio? Indovina? Acqua, acqua, fuochino, acqua, fuoco…”.
“Questo non è un segreto, è un gioco, anzi uno scherzo e ridammi subito l’orologio”.
“Papà, ma tu hai detto che è una cosa che si nasconde”.
“Si, ma è una cosa che si nasconde dentro un’altra. Per esempio il mare nasconde dei fondali di tutti i colori con i pesci che ci vivono dentro. Se sai immergerti, magari con le bombole, puoi scoprire i suoi segreti”.
“Io voglio andare sotto il mare per scoprire i segreti”.
“Quando ti fai più grande ti insegno, per adesso accontentiamoci della maschera”.

“E ci sono altri segreti d’estate?”
"Si, per esempio i ricci”.
“Quelli che hai mangiato ieri?”
“Si, bravo proprio quelli. Hai visto sono pieni di aculei pungenti, ma al loro interno conservano un frutto segreto che si può mangiare sulla bruschetta”.
“ Ah ah ah, ma che dici. Mica i segreti si possono mangiare?”
“Hai ragione non si mangiano. Va bene andiamo sulla spiaggia a vedere queste stelle cadenti”.

“Papààààààà, papàààààà io l’ho vista”.
“E hai espresso il desiderio?”
“Si però ora non mi piace e ne voglio un altro”.
“Allora pensa un altro desiderio segreto e quando vedi un’altra stella dici Nuova stella annulla la precedente”.
“Uffa, ma non cadeeee”.
“Bisogna avere pazienza”.
“Uffaaaaa. Allora lo dico. Io voglio comprare un sacco di giochi e portarli tutti sempre a mare”.
“Ma noooo, non si dice a tutti e ad alta voce”.
“Io lo voglio dire così quando vedi la stella glielo dici tu il mio desiderio segreto”.
“E chist è O’ segret e Pulicinell*”

*Modo di dire Napoletano per indicare un segreto noto a tutti che parte con l’espressione Mi raccomando non lo dire a nessuno.

lunedì 16 luglio 2012

Mo te lo spiego a papà la decisione

«Papà che posso portare oggi dai nonni per giocare?»
«Non lo so quello che vuoi tu, scegli una cosa».
«Ma io non lo so che cosa».
«Vediamo…potresti portare questa macchina che dici?»
«No questa no».
«Allora prendi lo scatolo con le costruzioni così fai un bel garage per le auto col nonno».
«Nooo le costruzioni no».
«Va bè allora portati un album da colorare, ce ne sono tanti».
«Si, è una buona idea, ma quale?»
«Vieni, scegliamone uno tra questi che ci sono sotto la libreria».
«Io vorreeeeeiiii quello che.. »
«Ecco ho trovato. Questo è nuovo proprio e ci sono un sacco di pagine ancora da colorare».
«No questo non mi piace».
«L’uomo Ragno eccolo, è perfetto no?»
«Ma ci mancano le pagine uffaaa».
«Allora prendi questo grande che contiene pure gli adesivi e così puoi fare due cose insieme».
«Ma papààà questo l’ho fatto già».
«Si, ma adesso basta. Ti devi muovere. Non è che tutte le mattine possiamo stare un’ora a decidere cosa devi portare con te. Se dobbiamo andare a scuola facciamo tardi perché non trovi la cosa giusta, se devi scendere col nonno lo fai aspettare perché non decidi presto. Ti devi muo-ve-re».

A volte ho pensato che DA1 lo facesse di proposito per mettermi alla prova o perché volesse restare a casa il più possibile, ma una attenta analisi della mia rabbia ha riportato alla memoria che anche io da piccolo facevo esattamente così. Risultato: doppia arrabbiatura perché so perfettamente come ci si sente.

«Senti a papà, a me non va di contare fino a tre per farti scegliere una cosa però devi imparare ad essere più veloce. Non importa se la scelta che fai poi non è perfetta, vorrà dire che il giorno dopo la cambi».
«Eeee noooooooo».
«Pensare bene a cosa scegliere è giusto, ma questo non significa passare tutto il tempo a decidere. Se devi dire una cosa importante a qualcuno non puoi prenderti troppo tempo perché corri il rischio che quella persona se ne vada e così ci resti male il doppio».
«Eeeeee nooooo».
«Non fa niente che piangi. Se ti eserciti ora quando diventi grande tutti diranno che sei una persona decisa e determinata».
«E che vuol dire?»
«Che sai sempre quello che vuoi e che ti impegni per averlo».
«Io voglio le patatine di Ben10».
«Non è proprio la stessa cosa, ma va bene, più tardi le andiamo a comprare».
Non glielo dite, ma ricordo quando, da adolescente, restavo ore nel negozio Benetton per decidere tra i tanti maglioni colorati invernali: le commesse mi hanno odiato e pure la mia fidanzatina di allora.

«Ecco ci sono 4 scaffali di patatine di Ben10. Quale busta vuoi tu?»
«Io quella».
«Bravissimo. Ecco a te. Sei stato proprio bravo a decidere velocemente. E tu invece quale vuoi?»
«Io quella lì».
«Ma come si fa!. Un supermercato intero di buste di patatine e tu vuoi quella che ha in mano tuo fratello? Tu si che sei deciso e determinato, ma a farci incazzare».

martedì 3 luglio 2012

Mo te lo spiego a papà perché non si dice "Ma che faaa"

"E daii papàààà, Ma che faaa".
"No mi dispiace, fa. Fa qualcosa."
"Ma che fa?"
"Ti abitua a dire Ma che fa".
"E perché non si può dire Ma che fa?"
"Perché se dici sempre Ma che fa ti convinci che non è mai colpa tua, che col tuo comportamento non fai mai del male a nessuno proprio come il magrolino Onceler".
"Chiii?"
"Il ragazzo del film Lorax , quello che abbiamo visto ieri, ricordi?"
"Si quello che taglia tutti gli alberi".
"Bravo proprio quello. Eh si, ne taglia prima uno e dice Ma che fa, poi pian piano li taglia tutti perché non pensava che a qualcuno interessassero ancora gli alberi".
"Papà poi ci sta quello come una nocciolina coi baffi, ti ricordi?"
"Si quello è Lorax il Guardiano della Foresta che da voce agli alberi".
"Allora non si dice Ma che fa?"
"Proprio no perché si finisce per non accorgersi di chi ci sta a fianco e le cose peggiorano".
"Papà quello cattivo era basso basso coi capelli dritti dritti davanti agli occhi ti ricordi?"
"Si, si e voleva acchiappare Ted".
"E chi è Ted?"
"Il ragazzino che ha il seme per far crescere un albero nella sua città dove tutto è di plastica".
"Come quello che abbiamo messo noi?"
"Non ho capito che vuoi dire".
"Il seme, ieri, ti ricordi? Sul terrazzo nostro".
"Aaaah si, hai ragione. Come il seme di girasole che abbiamo piantato qualche mese fa nel terreno e che tutte le sere innaffiamo".
"Pure io".
"Si si. Se l'avessimo piantato e avessimo detto, va be oggi non lo innaffiamo Ma che fa ci pensiamo domani, non sarebbe cresciuto così alto e forte".
"Io non ho detto Ma che fa. Io lo voglio sempre innaffiare".
"Tu lo vuoi innaffiare perché ci tieni, perché vuoi che esca un bel girasole proprio come Ted vuole che cresca un vero albero".
"Io voglio bene al girasole"


Le cose peggiorano a meno che non cambiamo il sistema, a meno che non piantiamo il nostro seme. Crescerà, crescerà il mondo può risorgere...dice una delle canzoni del film. 
"A meno che uno non ci tenga molto, nulla verrà risolto". (Dr. Seuss)
                                                                                                            
                                                                                                              Fonte:           
                                                                                                            Terrazzo di Mo te lo spiego a papà


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